"Come ti chiami?" Chiese il ragazzo.
"Non... non mi ricordo." Disse l'altro, stupendosi della sua stessa risposta.
"Come dovrei chiamarti, allora?"
Era una domanda legittima da fare. Si guardò intorno spaesato, come cercasse il suo nome scritto sui muri dei palazzi diroccati o su un bidone dell'immondizia in fiamme.
Tante piccole immagini cominciarono a balenargli dalla memoria. La testa gli doleva e sembrava che ogni ricordo provenisse da un passato remoto totalmente cancellato. Questo lo faceva soffrire.
Come se gli eventi accaduti non volessero più mostrarsi, assecondò il proprio istinto e smise di tentare di riportare alla luce dei fatti ormai sepolti alle sue spalle.
L'altro, da sopra la carcassa di un auto, lo guardava con impazienza, come si trovasse di fronte ad un malato. D'un tratto gli sembrò di scorgere nel suo sguardo una nota di pietà, e ciò gli provocò un moto di rabbia perché non ricordava nulla, era una tavola bianca e poteva essere chiunque, per cui quell'altro non aveva nulla per cui compatirlo.
"Chiamami Nero." Fu la prima cosa che gli venne in mente. "Che cosa vuoi da me?"
"Ho dei compagni, a due isolati da qui. Mi stanno aspettando. Andremo alla Piramide di Smeraldo dove si dice vi sia un alto numero di sopravvissuti."
Nero percepì il desiderio di speranza del ragazzo, che quasi non credeva alle sue stesse parole. I sopravvissuti umani erano decimati minuto per minuto. Ondate di robot stavano lentamente sterminando ogni residua sacca di resistenza per poi completare tranquillamente il lavoro con tutti coloro che erano semplicemente troppo deboli per combattere.
Nero fu trafitto dal ricordo di una stanza totalmente buia. Un rumore meccanico si faceva più persistente, poi il lampo di un laser aveva accompagnato delle urla e nulla più. Sentì che aveva avuto paura, ed anche ora al pensiero di poter provare ancora qualcosa del genere gli si raggelava il sangue.
"Vengo con voi! Vi servirà tutto l'aiuto possibile!" Esclamò Nero all'altro che già si stava allontanando e che lo degnò solo di un cenno di approvazione.
Doveva avere alcuni anni in più di lui, camminava sicuro per le strade senza timore di incontrare pattuglie.
La città era una massa informe di edifici sventrati, fiamme e, nel peggiore dei casi, le ultime grida di esseri umani morenti. Nessuno voleva trovarsi in queste situazioni, soprattutto la notte, quando le urla di coloro che lentamente perivano dissanguati o schiacciati o ustionati infestavano il sonno.
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