sabato 6 settembre 2008
Valkyria.
E’ stata lì con me per tutto il tempo. In quel freddo tugurio al terzo piano dove il vento trascina dalle finestre folate di neve dentro casa.
Il televisore era un piacevole brusio di sottofondo sintonizzato su uno di quei canali vuoti.
Lei stava cantando e udivo pesanti, lenti rintocchi di campana.
Dovunque volgessi lo sguardo mi sembrava che il mondo fosse diventato in bianco e nero, perfino la mia pelle mi appariva cadaverica.
Credo che in realtà io stessi morendo, e se così non è deve essere questa la sensazione. Avevo totalmente perso la il senso del tatto, stavo fluttuando tra le braccia della mia lei.
Percepivo, invece, tutti gli odori del mondo, il sangue fuoriuscire da quel graffio sul braccio, la pelle umida di sudore del mio giubbotto lasciato a marcire per terra, fumo e smog provenire dalla finestra. Il letto puzzava di un misto di odori umani e cibo, più probabilmente vomito.
Il vento continuava a soffiare ma non capivo se a raggelarmi le membra fosse il vento o le sue carezze delicate come piume.
Le sue dita sembravano sempre più simili a coltelli di ghiaccio, mutando lentamente in artigli scuri.
Non volavo più, ero diventato pesante, crollavo ma non sentivo nulla sotto di me.
Era lei, nera di pece e con ali sanguinanti che mi trascinava. Mi stava portando fuori dalla finestra e so che non lo volevo mentre sbracciavo per raggiungere le federe sudicie del letto.
Riuscii ad afferrare la pistola quando ormai mi trovavo per metà fuori dalla finestra in mezzo ad una tormenta di neve.
Il mio unico appiglio era il davanzale a cui debolmente rimanevo aggrappato col braccio sinistro, mentre con l’altro sparavo alla cieca dietro di me. Frantumai un vetro e i frammenti mi caddero addosso.
Ero coperto di sudore congelato.
La situazione rimase in fase di stallo fino a quando sentii mollare la presa dalla mia gamba e precipitai in mezzo alla spazzatura, in strada. Credo di essermi sparato da solo e forse ho alcune ossa rotte. Non so, l’unica cosa che sento sono i miei pensieri.
lunedì 4 agosto 2008
Foglia
protagonista
solo mentre cade.
sabato 21 giugno 2008
Per Sapere.
Non ho mai parlato di politica su questi lidi ma la mia posizione è schifata, orribilmente schifata dalla situazione attuale, verso questo nuovo governo i cui provvedimenti presi già nei primi mesi di operato sono a dir poco ributtanti, antidemocratici e il popolo bue tace. La televisione controllata non è più mezzo di comunicazione ma mezzo di disinformazione e propaganda. Diffidare.
lunedì 16 giugno 2008
mercoledì 11 giugno 2008
Incontri ravvicinati del quarto tipo.
Conversazioni interessanti:
| (16.40) Miha': | shika ho avuto un incontro ravvicinato con un coso che definire zarro è poco ç_ç |
|---|---|
| (16.41) Miha': | aveva la pelle di un colore indefinito tra il marrone e il nero e_e non aveva occhi ma occhiali neri |
| (16.41) Miha': | i denti erano di colore indefinito tra il giallo e il marrone |
| (16.41) Miha': | più marrone direi |
| (16.41) Miha': | e mi ha chiesto se mi vendevo la mia panda |
| (16.41) Shika²: | ![]() |
| (16.41) Miha': | e_e |
| (16.42) Miha': | e si accompagnava ad un bimbo di credo 12/13 anni massimo che fumava una sigaretta ç_ç |
| (16.42) Miha': | mi ha fatto paura. |
| (16.42) Miha': | ma ho tenuto duro e_e |
| (16.42) Shika²: | bravo. |
| (16.43) Miha': | mi ha detto che in caso lo dicevo a quello del locale vicino casa (sala da biliardo :afraid: ) |
| (16.43) Miha': | che tanto lui abitava qui vicino |
| (16.43) Miha': | ç____ç |
| (16.43) Miha': | questo mi terrorizza çOç |
| (16.43) Shika²: | ![]() |
| (16.44) Miha': | eri tu. ho capito. |
| (16.45) Shika²: | ![]() |
| (16.45) Shika²: | SI! |
| (16.45) Miha': | PUTTANA. |
sabato 31 maggio 2008
Non sono lo scrittore forbito che chiedi
nè il retore che affascina le bambine.
Sono io l'ammaliato,
il disperato naufrago,
l'amore è un paradosso,
un sentimento avverso all'istinto.
O è quello che credo, ancora dilettante di quest 'arte.
Un giorno decisi di fortificare il cuore,
innalzare pareti di metallo una sull'altra
per sopravvivere, per proteggermi dall'altro.
Giunta tu hai sconvolto il piccolo mondo della mia vita,
disciolto le barriere, frantumate e mi hai esposto al fuoco.
Mai credo capiremo se è una fiamma che ustiona o che lenisce,
o forse convivremo con le due facce
io luna e tu sole. Mi scaldi ma mi ustioni,
a te irresistibile attrazione, a te gravità delle stelle luminose.
Ognuno deve vivere sotto la propria stella, e tu sei la mia rivoluzione del cuore,
sei una ribellione al passato, al deserto e alla steppa arida dello sciacallo che azzanna la vita in brandelli, dominando sul nulla.
Credevo una volta di conoscere me stesso, credevo di sapere cosa aspettarmi e perciò di proteggermi in anticipo da voli troppo arditi.
Ora non so cosa vi è domani, domina solo il desiderio di te, la passione e la danza del cielo nelle tue mani.
Eoni passano.
domenica 25 maggio 2008
venerdì 23 maggio 2008
Siracusa, Teatro Greco
11 Maggio 2008.
Non so, mi ispirava qualcosa.
mercoledì 21 maggio 2008
Film da NON vedere.
Sono riuscito a beccare su Sky, nello stesso giorno, due film che definire ridicoli mi pare poco.
Ultraviolet prima e Storm Breaker dopo. Eppure sono film costati abbastanza pieni di effetti speciali super fighi, in Ultraviolet c'è pure Milla Jovovich...
Ultraviolet è un film pseudo fantascientifico in cui vi sono umani e vampiri che "convivono" ma ovviamente gli umani sono cattivi cattivi e voglio uccidere i vampiri. Ecco Violet, la Jovovich, è l'eroina di turno. Il film è incentrato su lei che nella prima ora del film ammazza mille mila uomini armati con una spada o con due Uzi stile "Nigga from New York". Raccatta un ragazzino che è la chiave di volta del film e passano quindici minuti che dovrebbero essere la parte sentimentale, lei che si affeziona al bambino non si sa perchè e non si sa per come con scene degne di beautiful (lei che lascia il bambino per strada volendo fare la dura e poi torna a riprenderlo con la mistica voce della coscienza che le parla nella testa "Che sto facendo?").
Ovviamente gli ultimi quindici minuti di film (perchè dura un'ora e mezza) sono sempre incentrati su lei che va a vendicarsi ed uccidere gli uomini cattivi uccidendo tanti vampiri cattivi che non capiscono perchè voglia proteggere il bambino. Do ragione agli altri vampiri.
A questo punto, dopo che ho visto venti persone attaccarne una con la spada e sapendo che non era kill bill, ho staccato anche perchè i truccatori della Jovovich sarebbero da rispedire dal parrucchiere sotto casa.
Storm Rider è la storia di un ragazzino quattordicenne biondo e coi gadget cui gli ammazzano lo zio che era... un'innocua guardia giurata? ovviamente no! era una super spia inglese, e Alex eredita il suo posto. Ma perchè? hanno crisi del lavoro? Manca la manodopera? Si chiama sfruttamento minorile! Comunque, come in tutti i film del genere, il ragazzino viene mandato a fare la spia sotto falso nome nell'organizzazione del cattivone di turno.
Il Super Cattivo (Mickey Rourke) è un tizio che porta sempre un vestito a righe, camicia sotto la giacca, gilet giallo e cravattone rosso allentato, occhiali da sole enormi anche di notte e usa il bastone, ma zoppica e non si chiama House. è extracomunitario ed ha studiato in america ma i bambini lo deridevano, chiamavano pezzente, poverino. Ora che è grande e multimiliardario ha deciso di vendicarsi dei bambini grazie ad un virus che non ne ucciderà migliaia, ma milioni! Ah! Cioè questo si vendica dei bambini a 50 anni.
Foto che non rende giustizia:
Il Galoppino del Cattivo: un tizio storpio tipo Igor di Frankenstein Junior, con la faccia da Joker solo non truccata con enormi cicatrici ai lati della bocca. Non parla, sbava e ringhia in compenso. Va vestito con un mantello ed il suo hobby è fare il lanciatore di coltelli. Non conosco il background di questa cosa, ma secondo me il Cattivo ha trovato questo schiavetto al circo, era un lanciatore di coltelli con cui prima si era sfregiato e poi per vendetta verso i COLTELLI ha deciso che nella sua vita li avrebbe lanciati contro le cose (sedie, pali, ma mai persone.Avete mai visto in un film un lanciatore di coltelli, un galoppino, che ammazza una persona così? No.), oltre a fare da cane storpio del cattivo.
L'assistente del Cattivo: una donna super mascellona, biondissima coi capelli raccolti, e ovviamente tedesca. I doppiatori italiani dovrebbero capire che forzare l'accento tedesco è ridicolo e non si fa più dagli anni 80. "Cvesto è Aleks! Chi ezzere lui?" Papa Ratzinger ha l'accento meno marcato. Piccola nota: l'arzilla quarantenne ariana è anche campionessa di kung-fu.
Il socio del Cattivo: Un russo che non parla con l'accento russo, come in tutti i film, come ci piace tanto, ma come un nativo americano, "Superiori volere tutto andare come piano."
AUGH!
domenica 18 maggio 2008
Che vuoi fare da grande?
Voglio fare il buon vecchietto, spero tragicomicamente simpatico tutt'ossa e parlantina, possibilmente come l'avvocato degli aristogatti .
Beh mi sembra una buona cosa. Mi piacciono gli uomini vecchi, mi stanno simpatici.
Io non ho avuto nonni, o meglio, non li ho mai conosciuti bene. Sono morti presto a causa di malattie irreversibili quindi non ho avuto il piacere di trascorrere del tempo o esperienze con loro, ed è una cosa che invidio a tutti quelli che hanno passato bei momenti con i nonni.
Per questo motivo spero che mio padre sarà un buon nonno, io un buon papà e poi un buon nonno. Mi auguro una vita non dico tranquilla, ma agiata familiarmente parlando.
lunedì 5 maggio 2008
Morto dal 1840.
Il professor Rufus LaConnier, docente universitario, abitava in un appartamento al numero 99 di Fleet Street e ogni giorno si svegliava puntuale alle sette e zero-zero. Non possedeva una sveglia perché, diceva, lo stressava terribilmente il pensiero di un trillo improvviso e fastidioso.
Al professore piaceva molto dormire. Come un morto, diceva lui, e tale si considerava quando spegneva la luce sul comodino.
Anzi, ne era talmente convinto che la targhetta sulla porta d’ingresso recitava "Prof. Rufus LaConnier morto dal 1840" , così nessuno lo avrebbe disturbato.
Rufus cominciava sempre la giornata con una visitina al bagno durante la quale si accertava che nessun alligatore spuntasse dal gabinetto. Espletato il bisogno primario beveva un caffé nero, senza zucchero, una cosa rivoltante che odiava terribilmente e gli procurava forti dolori di stomaco ma che, per logica, lo teneva sveglio.
Mentre si lavava accuratamente, Rufus amava osservare allo specchio il suo viso cambiare. Un attimo prima era quello della sua infanzia, un attimo dopo sembrava quello di un uomo che stesse per morire, e rideva mostrando inesistenti denti giallastri e spaccati da cui vedeva uscire vermi.
A essere sinceri il suo bagno rifletteva lo stato di putrefazione del suo corpo: l’acqua dei rubinetti era giallastra, un orribile fetore risaliva dagli scarichi, i tubi perdevano acqua e le pareti erano ricoperte di muffa o semicadenti.
Poi si ricordava che ormai era sveglio e non era morto e tutto tornava alla normalità, la sua immagine come il suo bagno.
Fischiettava sotto la doccia e mentre si radeva vedeva sempre nello specchio qualcuno che da dietro lo sgozzava.
Rufus si diceva che tutto quello che vedeva era il reflusso delle sue idee giovanili in materia letteraria. Era sempre stato un po’ macabro ma non gli era mai piaciuto pensare di trarre qualcosa da ciò, piuttosto era diventato uno scrittore di romanzi di vita con ambientazioni moderne.
Forse per riflesso dei i suoi precedenti gusti, aveva preso l’abitudine di far morire i personaggi dei suoi romanzi nello scioglimento finale della trama.
Il professore passava la metà delle sue giornate come docente e il resto del giorno rimaneva chiuso in casa a scrivere, con un bicchiere di latte accanto alla macchina da scrivere, una vecchia Olivetti perfettamente lucidata e linda a cui rimaneva seduto per molte ore di seguito.
Questa era la vita di Rufus, che non aveva contatti con nessuno se non a lavoro. Usufruiva del servizio a domicilio per le vettovaglie, il portiere del condominio si occupava della spazzatura e lui rimaneva nel suo mondo casalingo dove il ticchettio di un orologio poteva nascondere un ordigno.
Forse anche per questo motivo, quando non si trovava immerso nella sua immaginazione, era un tipo ordinato e metodico e l’appartamento lo rispecchiava.
Un pomeriggio, al rientro dal lavoro, si comportò come tutti i giorni.
Girò la chiave con attenzione per non attirare l’attenzione di alcun vicino e sbirciò da uno spiraglio per accertarsi che non vi fosse nessuno in casa. Chiusa la porta dietro di sé, posò l’impermeabile e mise una padella sul fuoco per cucinarsi un pasto già pronto che sicuramente non era quel miscuglio di cervella e bulbi oculari che vedeva scoppiettare sul fuoco e schizzarlo di sangue.
Mise tutto su un piatto, dopo aver ripulito la padella e sistemato la cucina, e si mise al tavolo di fronte alla finestra.
Prima però accese la radio, sintonizzandosi automaticamente su urla umane e strepiti convulsi. No. Girò ancora la manopola e trovò la sintonia giusta.
Alla finestra sembrava stesse piovendo, grandine o bombe a grappolo, non seppe distinguere e finì rapidamente di mangiare così da potersi mettere immediatamente a scrivere.
Qualcuno bussò inaspettatamente alla porta.
Rufus sentì tre colpi di pistola uccidere il silenzio tombale di casa sua, e si gettò a terra. Un quarto rintocco gli ricordò una funzione della porta che ormai da troppo tempo non rammentava più.
Eppure c’è scritto che sono morto,
Chi bussava era alquanto insistente, faceva delle brevi pause ogni tre colpi. Ad ogni passo, e ad ogni rintocco, Rufus sentiva una campana funebre.
L’uomo tolse il chiavistello, girò la chiave, fece scattare il paletto e aprì la porta.
"Alexiel…" disse lui, atterrito, la bocca bloccata e gli occhi che fissavano la donna sulla soglia di casa sua.
"Proprio così." Sibilò lei, spingendo la porta per entrare e scostando Rufus con malagrazia. L'uomo la richiuse di schianto.
"Tu sei morta…!" Disse, sorreggendosi alla parete.
"Sarei qui, allora?"
Rufus si allontanò dalla parete ricomponendosi, sbattendo le palpebre per qualche istante.
Era solo un’altra allucinazione.
"Fai come se fossi a casa tua." Disse allora Rufus, tornando al suo tavolo di lavoro, decisamente incurante della presenza di lei.
In fin dei conti doveva finire di scrivere il suo terzo romanzo, in fretta. Era la storia di un ciabattino, o era un impiegato, ancora doveva definire il personaggio principale, l’ambientazione e la trama.
Ma prima o poi doveva cominciare anche se aveva visioni alquanto reali.
Bevve d’un sorso il bicchiere di latte sul tavolo e, non contento, si preparò della vodka ghiacciata.
"Ancora qui?" Disse all'allucinazione in gonnella che si stava accendendo una sigaretta.
"Non ho alcuna intenzione di andarmene." Disse lei. Aspirò e gli tolse il bicchiere di vodka dalle mani.
Rufus non seppe cosa dire o come reagire sul momento. Alexiel era una bella donna dallo sguardo glaciale, con capelli lunghi e biondi ed occhi grigio perla. Insomma, era proprio come Rufus l'aveva immaginata in ogni singola movenza, ed espressione.
La donna era un personaggio del suo precedente romanzo rimasta uccisa da una massiccia dose di arsenico. Era determinata, forte, poco incline alla pietà.
Esattamente la sensazione che adesso sentiva sulla pelle.
"Se te lo stai chiedendo," riprese lei " no. Tu non mi hai ucciso. O almeno, non ci sei riuscito." Detto questo, mandò giù la vodka e si sedette di fronte a Rufus.
Solitamente le visioni non interagivano molto con lui, se ne stavano in disparte, disturbavano solo qualcuno dei suoi sensi. Alexiel invece sembrava proprio in carne ed ossa.
La luce rugginosa proveniente dalla lampadina del soffitto della cucina dava una sfumatura brunita ai capelli biondi che incorniciavano il suo viso. Poteva sentirne la voce uscire dalla sua bocca e non sono nella sua testa. Percepiva chiaramente l'odore della sigaretta e il fumo soffiato via contro il suo viso mischiato alla vodka.
Rufus la toccò in viso, come per avere un'ulteriore conferma.
"Dunque tu esisti sul serio? Come sei sopravvissuta?"
La sensazione di parlare ad un fantasma era svanita, c'era qualcun altro con lui in casa.
"Non ne ho la minima idea, non ci sei riuscito e visto che hai distrutto la mia vita ho deciso di venire da te."
Alexiel non sembrava turbata, indifferente piuttosto.
Rufus tacque. Le pareti sembravano stringerglisi attorno, suscitandogli una grande inquietudine. D'improvviso c'era soltanto lei, nella sua candida bellezza.
Niente più bombardamenti fuori dalla finestra, nessun fantasma con la mannaia faceva capolino dalla porta, nei barattoli sulla credenza c'erano solo spezie.
Quanto era bella. Indossava lo stesso vestito con il quale ricordava di averla uccisa, una gonna grigia molto attillata e una maglia di lana sul rosa, molto semplice, ma era il suo viso ad esprimere tutto ciò che il corpo non comunicava.
C'era qualcosa però che non andava, come un impercettibile rumore sordo che lo martellava. Qualcosa di sbagliato nella presenza così vivida di quella donna che sembrava assorbirlo come un buco nero, un tunnel che escludeva tutto il resto.
Rufus senti un piccolo spasmo muscolare alla mano destra. Si alzò e senza essersene nemmeno reso conto aveva colpito violentemente Alexis con la bottiglia di vodka.
Lei era crollata, svenuta su un fianco.
Rufus si riscosse con il cuore che batteva forte, sentiva sudore freddo colargli lungo la schiena. Metabolizzato ciò che aveva fatto la raccolse tra le braccia delicatamente, trasportandola fino al suo letto sul quale la depose perfettamente distesa. Sul tavolo in cucina c'era ancora la sua borsetta di finta pelle nera, tutto ciò che le era rimasto quando era morta la prima volta.
La prese e vi trovò ciò che sapeva esserci dentro, manette, con le quali la bloccò alla testata del letto.
Il respiro di lei era regolare, sembrava svegliarsi. Ormai nella testa di Rufus si andava facendo strada l'intento di eliminare quella donna, era necessario, e tanto più se ne convinceva che lentamente riuscì a percepire quella che capì essere una familiare allucinazione.
In un primo tempo fu solo olfattiva, mentre guardava il corpo caldo di Alexis che con la sua bellezza celebrava le sue origini russe, gli sembrò di percepire un odore di uova marce. Proveniva da lei, era putrefazione, carne morta, feci e urina che venivano rilasciate.
Con calma riuscì a continuare a guardarla mentre, lentamente, vedeva quella pallida gola squarciarsi, come le tende rosse del sipario a teatro che calano sulla scena il sangue fluiva copioso tra i seni piccoli.
Rufus sentì che cominciava anche ad odiarla. Stava provando un fortissimo fastidio nel sentire i suoi ultimi gorgoglii strozzati.
Infine vide il teschio di Alexis ormai vuoto e poi rieccola in tutto il suo splendore. Stava ancora respirando, intatta e composta come una porcellana.
Rufus abbassò la serranda della sua stanza mentre vedeva scendere la lama di una ghigliottina dietro il vetro della finestra, spense la luce e uscì dalla stanza chiudendo a chiave.
Prima di tornare alla macchina da scrivere pensò che avrebbe modificato la targa fuori della porta, correggendola "Prof. Rufus LaConnier morto dal 1840 e consorte, morta dal 1999".
pensò.
lunedì 14 aprile 2008
lunedì 31 marzo 2008
Non c'è soluzione quando tu sei il problema...
Mi sento uno schifo. Tornando dall'università sempre di pomeriggio mi sento sempre stanchissimo, sono riuscito a studiare pochissimo, ripetere ancora meno, solo Esiodo. Mi sento in calante sul serio, ho paura di non riuscire ad arrivare in fondo.
Così per gradire il mio pasto di oggi è stato un panino con wurstel e patatine all'università per pranzo e un panino con formaggio e un pezzetto di cioccolato a casa (che ha preso il posto della cena, sebbene l'abbia mangiato prima). E fisicamente idem. Non sto bene con me. BHo, ho un'adolescenza in ritardo. Potrei non farci caso e concentrarmi solo sullo studio ma c'è problema anche lì.
domenica 16 marzo 2008
Licia Troisi
http://fantasy.gamberi.org/2008/01/16/recensioni-romanzo-nihal-della-terra-del-vento/
purtroppo ho potuto leggerla solo ora a due mesi di distanza dalla lettura del primo libro delle "Guerre del mondo Emerso - La setta degli Assassini".
Una porcata, e non mi dilungherò su questo libro perchè è tutto scritto lì, in quel link.
Sono solito, quando entro in libreria, andare SEMPRE nel reparto fantasy per vedere cosa c'è di nuovo. Eh beh i nomi importanti si notano subito, anche soltanto leggendo la trama sul retro di copertina.
Riporto una parte di ciò che era scritto sul libro che ho letto:
"La gilda degli Assassini, una misteriosa setta che ha riportato in vita il culto sanguinario di Aster, per compiere i propri oscuri piani ha bisogno di Dubhe, che a soli diciassette anni è la ladra più abile della terra del Sole."
Scontato, trama banale e protagonista MarySue(cioè bellissima fortissima fighissima...).
Sicuro non mi porta a leggerlo. Ma l'ho fatto per farmi del male.
Che idiota.
lunedì 3 marzo 2008
Nekros, uomo del 2000.
Qualcuno trangugi via quel pezzetto di cervello che mi estrania, cucini il cuore inutile pompa di vita di disadattati.
Voglio essere una noce di cocco, l'uomo del 2000.è Nekros.
venerdì 29 febbraio 2008
Mio caro bianconiglio,...
Dopo aver fatto per molto solo jo, il bastone, impugnare la spada di legno da una sensazione così leggera nei movimenti.
I mostri Impressionanti.
Si racconta che nel famoso studio fotografico di Londra dei signori Blocket, sul soffitto della sala dei ritratti, vi sia una botola che conduce a delle stanze abitate da mostri.
Pochi possono testimoniare di averli visti, e questi ultimi narrano i fatti con vivido orrore.
Dicono i più pettegoli che il signor Blocket e consorte siano cugini di queste strane creature poiché nessuno li ha mai visto uscire, all’orario di chiusura, per dirigersi a casa e né ha mai visto scale che conducano ad un piano abitabile.
I Blocket gestiscono da molti anni questa loro proficua attività di fotografi e tutti ne sono contenti,
eppure la leggenda dei mostri in soffitta è nota a tutti.
La sala dei ritratti è una grande stanza arredata con carta da parati bianca e mattonelle in marmo nero, in ogni dove poi si trovano oggetti atti a costruire ogni tipo di ambientazione da abbinare alla giusta personalità. Ecco una piccola libreria di fronte cui posano gli uomini facoltosi, una comoda poltrona di pelle per gli anziani, una scrivania in mogano nero con penne e calamaio per uomini in carriera.
E poi, in alto, una di quelle botole che quando si aprono lasciano scivolare giù una scala a pioli.
Seppur pochi possono dire di aver visto quella botola aperta, molti giurano di sentire spesso una donna cantare e musica classica provenire probabilmente da un grammofono.
Se lo chiedete al signor Blocket costui vi risponderà che gli inquilini del piano di sopra staranno dando una festa, non c’è nessun mostro, che idiozia.
C’è però chi dichiara di essere riuscito a vedere alcuni di questi inquilini. I più fortunati dicono di averli visti in stretta compagnia dei signori Blocket e non solo all’interno del negozio ma anche a qualche importante party o sala da the.
Uno di questi dice di aver assistito ad una scena raccapricciante degna del circo degli orrori: un dì costui si era recato per fare un ritratto che avrebbe poi regalato alla sua cara mamma.
Sbrigata la faccenda i Blocket erano intenti a sistemare le apparecchiature fotografiche mentre il nostro uomo stava lasciando tranquillamente la sala, quando fu attratto da un rumore cigolante provenire dall’alto.
La botola si era aperta e ne era uscita una scala a chiocciola nera di metallo sulla quale scendevano, come in parata, strani e disgustosi individui travestiti da perfetti gentiluomini e gentildonne.
L’uomo, terrorizzato, si era immediatamente accucciato dietro una parete abbastanza al sicuro da permettergli di sbirciare l’orrenda scena.
Ed ecco Mr. Blocker e consorte affannarsi nel salutare gli inquilini del piano di sopra, accogliendoli come vecchi amici.
Il primo, quello che sembrava il leader del gruppo ed anche il meglio vestito, era un qualcosa dalla forma e dalla voce umana, maschio a sentire la descrizione dei vestiti, ma il suo corpo era interamente coperto di peli.
Dalla testa ai piedi non c’era differenza: teneva quelli che diremmo essere capelli legati con un fiocco e, lì dove si trova il mento, un altro fiocco teneva tesi i peli superflui di quell’essere.
A dispetto delle sue condizioni esteriori parlava con garbo, addirittura con charme, e i suoi occhi erano di un verde acceso in netto contrasto con il castano della pelliccia.
Lo chiamavano signor Andrews, ed in particolar modo la signora Blocker sembrava completamente a proprio agio con lui. Si vocifera, tra i pochi che sanno, che i due si incontrino spesso fuori e che ci sia del tenero tra loro.
L’ometto che seguiva il signor Andrews era il signor Tockins, ed era proprio un ometto, veramente basso, anzi un vero e proprio nano con la testa pelata ed abnorme e gli occhi scuri e stretti. Costui è probabilmente l’uomo più basso del mondo.
Portava un vestito confezionato su misura, molto elegante, con giacca e panciotto. Ciò che più stupì chi riuscì a vederlo fu la sua voce potentissima, che accennava a voler tacere.
È stato descritto come un egomaniaco, si dice parli di se stesso per ore ed ore, in particolare del suo passato. Addirittura sembra vantarsi di una certa parentela con Napoleone riscontrabile nella sua intelligenza e nella pronunciata forma del naso.
Il signor Tockins è sempre accompagnato dalla sua signora, una donna della stessa levatura del marito ma molto più appariscente. Infatti la nana veste sempre un abito rosso ricoperto di paillette in tinta con il colore del rossetto sulle grosse labbra. Sulle spalle tiene un enorme scialle di piume che accarezza come fosse un figlio.
Donna schizzinosa e vanesia, si ricopre sempre di gioielli che la fanno assomigliare ad un tozzo albero di natale in miniatura.
Subito dietro di lei barcolla su gambe magroline simili a trampoli un uomo la cui altezza supera sicuramente i due metri e mezzo. Costui è un gigante ma la sua estrema magrezza lo fa apparire più simile ad una canna di bambù in balia del vento.
Sembra che soffra di vertigini solo guardandosi i piedi. Porta un paio di occhialini rotondi su di un naso veramente grosso e dei baffetti perfettamente ordinati.
Avanza a fatica sulle scalette, stando chino e borbottando, con una fastidiosa erre moscia, quanto sia nervoso e come sarebbe stato più opportuno rimanersene al piano di sopra.
Questo piccolo gruppetto di orribili e disgustosi aberrazioni umane è solo una parte di coloro che abitano il piano di sopra, infatti molto di rado si azzarda a scendere anche qualche altro strano personaggio di cui, solitamente, si ode soltanto la voce.
Spesso sono i signori Blocket a decidere di fare visita agli inquilini di sopra per prendere insieme un tè con i pasticcini preparati dalla signora.
Sembra che anche adesso, a distanza di cinque anni dalle ultime testimonianze, vi sia qualcuno che abita la misteriosa soffitta della sala dei ritratti ma qualcosa è cambiato.
Negli anni la semplice simpatia che c’era tra la signora Blocket e il signor Andrews si dice sia diventata qualcosa di più. Sono stati visti in atteggiamenti intimi insieme, in qualche bar dei sobborghi, dove nessuno faceva caso ad un mostro coperto di pelo.
Oggi il signor Blocket lavora da solo, e nella stanza dei ritratti è stata appesa la foto del viso di un bell’uomo sulla trentina di cui nessuno sa con certezza il nome.
La relazione tra Mrs. Blocket e Mr Andrews ha infatti una tragica conclusione secondo alcuni.
Un giorno Andrews avrebbe chiamato la signora nella soffitta che era stranamente silenziosa, sembrava infatti esserci solo lui.
L’uomo peloso le avrebbe chiesto di tagliargli i peli, tutti, così da poter essere abbastanza uomo da conquistarla per una notte e poi, nudo, morire. Si sa solo che il signor Andrews è scomparso insieme alla signora e nella stanza dei ritratti c’è questa nuova fotografia.
Nel suo infinito ciarlare qualcuno ha sentito affermare il signor Tockins che Andrews si sarebbe gettato in mare e se ne sarebbe andato per sempre, nudo e senza peli.
domenica 24 febbraio 2008
Sweeney Todd
Ieri sera ho visto Sweeney Todd. Veramente ben fatto, e mi è sembrato di assistere, per una volta, ad un uon adattamento italiano. Il film si ispira ad un musical ed era infatti per l'80% cantanto ed il resto parlato. Le canzoni erano, fortunatamente, lasciate in lingua originale sottotitolate così che ho potuto bearmi dell'originale accento e posso dire che è stato fantastico. Il parlato era in italiano e non sdegnava affatto, molto azzeccato. Gli attori sempre perfetti, Depp come al solito interpreta un personaggio a lui molto congeniale e la Bonham Carter superba interpretatrice di una folle.
La storia è quella di Benjamin Barker, un barbiere di Londra, sposato ad una donna dai capelli dorati e con una figlia a lei simile. Il giudice Turpin, innamoratosene, a rinchiudere Barker in prigione per quindici anni per possederla.
Al ritorno Barker non esiste più, c'è solo Sweeney Todd che, appreso dalla padrona di casa, Mrs. Lovett, della morte della moglie e che la figlia è stata adottata dal giudice, decide di mettere in atto la sua vendetta.
Splendido film, ottima fotografia, toni perfetti molto desaturati, freddi. L'unico colore di contrasto era il rosso del sangue, dominante dappertutto. Le musiche superbe rimandano ad un Burton nei suoi toni più cupi.
giovedì 31 gennaio 2008
Il tuo gesto è una calda coperta che ancora sa del tuo profumo di vaniglia, del sapore alcolico del tuo collo odoroso.
C'è un pianoforte che suona note lontane, una chitarra pizzica le corde di melodie elettriche.
Eroi o Spalle?
L'inquadratura, tutto è merito dei consigli dell'eroe, anche se appare talmente poco in città che nessuno crede di averlo visto veramente. In quei rari casi di lui si narrano leggende oltre il limite umano.
A che categoria appartieni?
Luce propria o luce riflessa... scarsa luminescenza?
Hai tutta l'attenzione di chi ti sta intorno o sei la spalla che infila battute giuste per farsi notare quei pochi secondi di ilarità?
mercoledì 30 gennaio 2008
Teschi.
Un teschio macchiato di sangue è solo morte, un teschio in fiamme è la vita che arde e reagisce bruciando.
C'è una strada lastricata di ossa da percorrere, è una scala a chiocciola che scende nel profondo dal mio cranio.
Ogni spina nasconde una rosa, ogni petalo cela un rostro acuminato. è una piana, all'orizzonte, colma di rovi e solo in due possiamo attraversarla trasportati da ali insaguinate. Noi angeli imperfetti dotati di una sola ala alla ricerca della compagna per giungere alla perfezione del fiore di ciliegio, rosa del sangue del sacrificio che nasce dalle sue radici.
è un alba di sangue che diviene luce solo oltre quei rami, fortezza del cuore, dove il samurai riposa dopo la morte.
domenica 20 gennaio 2008
Il Bianco e il Nero
Ma non è stato nulla di più, solo questo.
Il fatto che poi, prima dell'inizio del film, abbiano scritto che il film è riconosciuto come educativo e di valore da parte del ministero dei beni culturali e blablabla... cosa che avviene anche prima del film "Tre metri sopra il cielo" mi ha fatto immediatamente dubitare.
E la fine... beh mi ha lasciato l'amaro in bocca. L'unica cosa su cui ho riflettuto è l'amarezza e l'egoismo che traspare dai personaggi. Fabio Volo ha la stessa espressione per tutto il film, non fa ridere e dice sì e no dieci frasi . Una pagina di copione forse. Alcune scene forzate e senza senso. Ambra Angiolini recita male, nella parte di quella incazzata sembra schizofrenica.
Mah... ci ho visto tanto egoismo, e solo il dolore continuo e perverso che si procura tradendo l'altro. Volo non fa ridere quando scappa, appena ha saputo che anche l'amante è stata buttata fuori di casa, lontano dalla moglie.
Miglior attore: Eriq Ebouaney (Bertrand)


