sabato 19 settembre 2009

Numero 0

L'uomo, barcollante e dal passo assai insicuro, avanzò sulla strada fuoriuscendo dal vicolo fetido alle sue spalle, riconquistando l'aria fresca. Camminava un passo alla volta, appoggiandosi di tanto in tanto contro i muri delle case.
Lentamente sembrava stesse riacquistando la lucidità perduta e, resosi meglio conto dello stato in cui versava, si staccò dalla parete per ispezionarsi, assicurandosi di avere ancora con se tutti i suoi averi. Pareva non mancare nulla, ma l'improvviso tentativo di rimanere saldo sui propri piedi gli procurò una forte vertigine e un conato di vomito.
Il sole del mattino aveva invaso tutta la strada, e ora picchiava forte sull'accaldato individuo che incespicava sui suoi passi sotto un mantello scuro. Non riusciva ancora ad aprire del tutto gli occhi e la testa rimbombava ad ogni suono.
Non si sarebbe mai abituato alle sbronze notturne. Avesse avuto un cavallo... il pensiero di tutto quel dondolio lo costrinse ad appoggiarsi di nuovo.
Il suo cavallo era rimasto alle stalle, o almeno così riusciva a ricordare.
Finalmente alzò la testa, raddrizzando il corpo sulla strada, finalmente nella giusta prospettiva.
Qualcuno cominciava a uscire di casa, la città si stava svegliando dal torpore notturno e cominciavano a udirsi i primi chiacchiericci degli uomini alla bottega, il pianto dei lattanti che reclamavano il pasto e le bande di ragazzini che urlavano qui e là.
L'uomo tentò di orientarsi. Doveva essere vicino alla piazza.
"Cavaliere, hai proprio una brutta cera!" Bofonchiò una voce anziana a qualche metro.
Era proprio un vecchio, con una barbetta bianca ordinata e un cappellaccio rammendato che stava ad un banco.
Probabilmente un cartomante.
"Chi dice che sono un cavaliere?" Gracchiò l'uomo acidamente, senza quasi guardarlo.
"Sento un bel tintinnare di una spada lì sotto, ma anche da qui mi accorgo che deve essere coperta di ruggine!"
Palesemente un insulto, ma l'uomo non aveva la forza, in quel momento, di ricordare a quel vecchio incartapecorito che il suo onore sarebbe stato difeso da quella stessa spada e che gliela avrebbe fatta pagare cara.
Riuscì soltanto a emettere una sorta di grugnito e, scostano maldestramente il mantello, cercò di estrarre la lama dal fodero, una operazione tanto elementare quanto, in quel momento, impegnativa.
Lo sforzo gli fece dimenticare per un attimo che doveva mantenersi in equilibrio, così crollo in avanti tirando fuori a malapena un quarto della spada.
In effetti, pensò rialzandosi, era un bel po' di tempo che non se ne serviva, e magari ora anche il suo braccio cominciava ad arrugginire.
Si massaggiò il mento barbuto con una mano, mentre guardava di traverso il vecchio che ridacchiava con quei quattro denti che gli erano rimasti.

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