Stanotte ho di nuovo amato la mia principessa guerriera, una regina implacabile con ali d’angelo ed una fredda spada che trafigge il cuore. Il suo volto era bello, più bello di qualunque altro viso abbia mai visto; e quei suoi occhi glaciali, così profondi come ne fossi incatenato.
E’ stata lì con me per tutto il tempo. In quel freddo tugurio al terzo piano dove il vento trascina dalle finestre folate di neve dentro casa.
Il televisore era un piacevole brusio di sottofondo sintonizzato su uno di quei canali vuoti.
Lei stava cantando e udivo pesanti, lenti rintocchi di campana.
Dovunque volgessi lo sguardo mi sembrava che il mondo fosse diventato in bianco e nero, perfino la mia pelle mi appariva cadaverica.
Credo che in realtà io stessi morendo, e se così non è deve essere questa la sensazione. Avevo totalmente perso la il senso del tatto, stavo fluttuando tra le braccia della mia lei.
Percepivo, invece, tutti gli odori del mondo, il sangue fuoriuscire da quel graffio sul braccio, la pelle umida di sudore del mio giubbotto lasciato a marcire per terra, fumo e smog provenire dalla finestra. Il letto puzzava di un misto di odori umani e cibo, più probabilmente vomito.
Il vento continuava a soffiare ma non capivo se a raggelarmi le membra fosse il vento o le sue carezze delicate come piume.
Le sue dita sembravano sempre più simili a coltelli di ghiaccio, mutando lentamente in artigli scuri.
Non volavo più, ero diventato pesante, crollavo ma non sentivo nulla sotto di me.
Era lei, nera di pece e con ali sanguinanti che mi trascinava. Mi stava portando fuori dalla finestra e so che non lo volevo mentre sbracciavo per raggiungere le federe sudicie del letto.
Riuscii ad afferrare la pistola quando ormai mi trovavo per metà fuori dalla finestra in mezzo ad una tormenta di neve.
Il mio unico appiglio era il davanzale a cui debolmente rimanevo aggrappato col braccio sinistro, mentre con l’altro sparavo alla cieca dietro di me. Frantumai un vetro e i frammenti mi caddero addosso.
Ero coperto di sudore congelato.
La situazione rimase in fase di stallo fino a quando sentii mollare la presa dalla mia gamba e precipitai in mezzo alla spazzatura, in strada. Credo di essermi sparato da solo e forse ho alcune ossa rotte. Non so, l’unica cosa che sento sono i miei pensieri.