domenica 27 settembre 2009

Numero 1

"Qual è il tuo nome?" disse il vecchio, mescolando un mazzo di tarocchi.
"Perché dovrei dirtelo, vecchio?" gracchiò l'altro rialzandosi, mestamente ferito nell'orgoglio.
"La tua sorte si lega all'impiccato, cavaliere." Ed estrasse dal mucchio la carta dell'uomo appeso per il collo. "Fortunatamente per te, il tuo ruolo sarà quello della torre."
La medesima figura si sovrappose alla precedente.
Sembrava un presagio di sventura, a darvi ascolto. Di quei segni che non si dovrebbero nemmeno scorgere all'orizzonte per non andare a cercarsi dei guai lungo la strada.
Il cartomante sembrò intuire lo spaesamento dell'uomo, la cui concentrazione era visibilmente ancora offuscata dall'alcol. Si stava agitando.
Intorno ai due la città era ormai sveglia. Ai margini della strada si appostavano pescivendoli urlanti, mendicanti, prostitute che tornavano al proprio bordello.
Mentre le madri si aggiravano per la piazza, al centro di essa i ragazzini giocavano intorno alla torreggiante struttura della forca, la quale emanava ancora un leggero olezzo di cadavere e piscio.
Fu proprio presso la forca che si avvicinò schiamazzando una folla raggruppata attorno ad un carro, entro il quale stavano legati i condannati del giorno, accompagnati dal boia ed altri quattro armati.
La gente li intorno urlava, qualcuno lanciò della verdura marcia contro i prigionieri che, definitivamente rassegnati, non alzavano più nemmeno lo sguardo.
Le guardie che li scortavano dovettero più volte far arretrare gli astanti per raggiungere la struttura al centro.
Erano quattro uomini tra i venti e quarant'anni, due accusati di furto in casa di alcuni nobili e due di assassinio.
Il boia si sfregava le mani, prima calare la leva.
Il cavaliere volse la testa, attirato dallo spettacolo, proprio un attimo prima che la sentenza fosse eseguita. Riuscì così ad osservare gli ultimi istanti di vita di quegli uomini sintetizzati in un rantolo sommesso e una smorfia.
Il pubblico aveva taciuto per un istante per poi scoppiare in urla festose. Di lì a qualche minuto la folla si era già allontanata, ed aveva ripreso le attività quotidiane. I bambini lì intorno si erano allontanati di qualche metro, ora che il posto era occupato da quattro cadaveri freschi.
"Quegli uomini" intervenne il vecchio, distogliendo l'attenzione del cavaliere dalla scena macabra. "Hanno anche loro la carta dell'impiccato, ma sono accompagnati da quella della morte."
L'uomo gettò un'altra occhiata verso la forca, come a cercare tra quei corpi penzolanti anche la figura della mietitrice.
"Invece tu sei la torre." riprese quello. "Il fato ti farà incrociare qualcosa o qualcuno che avrà bisogno del tuo aiuto."
Il vecchio tamburellò con le dita contro il banchetto di legno, come indispettito della mancanza di reazione dell'altro che lo guardava come inebetito.
"Tienilo bene a mente, ragazzo. Ora vattene, ho altri clienti che mi aspettano!" Lo redarguì quello, scostandolo malamente con un braccio.
L'uomo fece qualche passo per tentare di scrollarsi di dosso quella brutta sensazione che lo aveva colto dopo aver ascoltato le insensatezze del cartomante, convinto di spaventarlo.
A sentirlo poteva trattarsi di un'occasione di lavoro. Non erano pochi coloro che ingaggiavano qualcuno per protezione. Succedeva spesso quando ci si accingeva ad effettuare un viaggio verso altre terre. I clienti erano per lo più degli arricchiti che non potevano però permettersi una guardia personale, così si rivolgevano ai mercenari.
Non gli piaceva considerarsi un mercenario, ma era l'unico modo per guadagnare qualche spicciolo, date le sue possibilità.
L'uomo, in un moto di ottimismo, decise di fare un giro per le altre piazze e le locande, così da controllare se qualcuno avesse bisogno di una valida spada. Gli tornò alla mente la pessima figura di poco prima. Poggiò la mano destra sull'impugnatura della lama, sperando che al momento giusto sarebbe riuscito a estrarla.
Il giorno volse rapidamente al termine. La luce scemava e venne la pioggia accompagnata da insistenti raffiche di vento.
Il tempo peggiorava di minuto in minuto e il guerriero tornava, sconfitto, al suo alloggio.
Se non avesse trovato rapidamente del denaro avrebbe dovuto vendere il cavallo.

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