martedì 27 ottobre 2009

L'aria, un ramo aspetta,
ha ancora intenzioni che arringano per il tuo orgoglio?
Morta la fauna la flora finalmente respira

venerdì 23 ottobre 2009

Alchemy: 0

Diario di Alfred Rorge.
Quest'oggi nessun passo avanti. Credo di essere ancora alla fase preliminare, sto raccogliendo le mie fonti.
Il criterio su cui mi baso è muovermi contro la basilare legge dell'alchimia: lo scambio equivalente. Dare tanto per ricevere tanto.
Non credevo fosse possibile che un argomento così solitamente evitato, temuto e censurato potesse essere stato disquisito così ampiamente nei secoli. Mi ritrovo sommerso dai libri alla ricerca di una minima traccia di indicazione. Sicuramente la questione è molto spinosa e suscettibile di sospetti, se dovessero trapelare informazioni sulle mie ricerche, devo perciò tutelarmi tenendo solo questo breve registro.
Sono costretto, proprio per motivi di riservatezza, a recarmi in biblioteca nelle ore più insolite o, meglio, a chiedere permessi di studio per accedervi in orario di chiusura, quando sono sicuro che nessuno possa notarmi intento a sfogliare libri poco... ortodossi.
Comincio a notare una certa concentrazione di trattazioni a riguardo in volumi provenienti da una zona ben precisa del paese. Sicuramente dovrò recarmici al più presto.
Contemporaneamente alle fonti scritte ho da qualche tempo incominciato personali esperimenti. Mi sto spingendo, passo dopo passo, oltre i limiti consentiti.
L'alchimia è una materia delicata, che obbedisce ad alcune regole ben precise, di cui probabilmente la più importante dal punto di vista etico è: l'alchimia non deve essere praticata su esseri viventi. Sarebbe un abominio, una aberrazione. Ma da quanto sto apprendendo l'uomo ha sempre tentato di andare oltre questo limite.
Da nessuna parte, però, è detto quali sono stati gli esiti di tali esperimenti. Mentre al contrario si accentuano particolarmente le ritorsioni sui folli che avevano osato tentare di avvicinarsi a Dio.
E' una domanda che mi sono posto spesso, di questi tempi. Quanto è vicino l'uomo a Dio?
Il desiderio di darmi una risposta credo sia l'impulso che mi spinge a rischiare tutto.
Gli esperimenti continuano.

lunedì 12 ottobre 2009

Numero 2

S'era fatta ormai sera e un vento gelido sferzava tra le vie. La luna diventava più chiara di minuto in minuto.
Al centro della città, in posizione dominante, stava la rocca del re. Come una lama, da quest'ultimo, svettava l'altissima torre della Stella, sulla cui sommità era posta un'enorme torcia, che quando veniva accesa era visibile a miglia e miglia di distanza, segno che la città era in pericolo.
Al di sotto della rocca l'abitato si sviluppava su tre livelli concentrici, collegati a spirale da una strada principale e da una serie di viuzze minori che sfidavano i pendii con rampe di scale e ripidi vicoletti.
Su una di queste strade avanzava Grey Lockhart, cupo sotto il mantello.
Ripensava all'assurda predizione di quel vecchio cartomante. Aveva vagato in lungo e in largo per la città alla ricerca di un lavoro, un incarico, di qualunque natura fosse, ma sembrava che nessuno avesse bisogno di una spada in più.
Aveva incontrato anche Kassìm, un vecchio mercante dell'oriente conosciuto tempo addietro, che invece di partire e assoldarlo come scorta ora aveva intenzione di fermarsi per qualche tempo prima di rimettersi in viaggio.
Doveva dunque accettare il vero significato delle parole di quel vecchio: vuote idiozie pronunciate per farsi beffa di lui.
E mentre pensava queste cose il tempo rapidamente era mutato. Un tuono seguì il lampo, e lentamente cominciarono a sentirsi le prime goccie di pioggia ticchettare contro il pavimento lastricato.

Una figurina ammantata di bianco si aggirava furtiva tra i vicoli più bui. Si muoveva a scatti, passando da un'ombra all'altra più in fretta che le esili gambe potevano. Una corsa, poi un'altra e ancora una.
La figura, completamente avvolta nel mantello, dovette fermarsi per riprendere fiato. Faceva freddo, e appena cominciò a piovere si ritrovò in breve completamente zuppa.
C'era, a una certa distanza, un'altra figura, più alta e slanciata, che da lontano la seguiva. L'individuo non si muoveva per le strade, ma sfruttava i tetti, balconi, camminamenti. Come un rapace osservava dall'alto le mosse della stanca figurina che ormai arrancava tra un viottolo e l'altro, visibilmente spaesata.
L'altro, reggendosi ad un balcone, incombeva ormai sopra di lei con spostamenti troppo rapidi perché potesse essere seminato. L'avrebbe facilmente preceduta, se così avesse voluto.
Si teneva però ad una distanza costante che gli permetteva di controllare tutte le strade circostanti.
A poco a poco, si rese conto l'individuo sui tetti, si stavano allontanando dalla zona centrale della città, verso i livelli più bassi, sempre più lontano dalla rocca.
Questi si bloccò, voltandosi indietro come a valutare la distanza, e quando fu soddisfatto riprese l'inseguimento.
Ora l'altra figura stava imboccando un lungo vicolo. L'individuo rapidamente l'avrebbe raggiunta e superata per poi agguantarla proprio all'uscita.
Non gli ci volle molto. In pochi balzi era già a tre quarti della lunghezza del vicoletto mentre l'altra si sarebbe trovata in posizione di lì a pochi attimi.
Si calò quindi sulla strada, proprio alle spalle della figura che ora correva verso l'uscita. Questa riuscì di scatto ad uscire dal vicolo proprio mentre l'inseguitore si slanciava dietro di lei, uscendo alla luce della luna. Ma un attimo prima che questi potesse ghermirla si ritrovò inchiodato contro un muro, trafitto da una spada sopraggiunta all'improvviso.
L'oscura creatura si agitò per qualche istante, protendendo le braccia contro il suo assalitore, soffiando dalla bocca come una belva infuriata. Un altro sussulto e si mutò nebbia, svanendo trasportato dal vento.
Sulla lama non c'era la minima traccia di sangue, ma una macchia scura era invece rimasta sul muro.
Grey Lockhart impallidì per un momento, ripensando a tutto ciò che era avvenuto in pochi attimi.
Riacquistata la lucidità si volse verso la strada, dove trovò l'altro individuo avvolto nel mantello candido e bagnato svenuta in terra.

lunedì 5 ottobre 2009

Stato di diritto.

Ragion di Stato. Machiavelli hai fatto scuola.

Sono un Disegnatore Eversivo.