Questa è poesia da telenovela, sole cuore amore. Il dizionario televisivo delle cornacchie.
Premere un bottone di fronte ad un bel paesaggio lo sa fare anche una scimmia.
Crani vuote cotti dalle radiazioni e larve convinte di volersene cibare.
domenica 23 agosto 2009
venerdì 14 agosto 2009
Volevo regalarti un fiore, ma appassisce d'un battito del cuore. Vorrei regalarti il tempo del mondo per conoscerci completamente e la luna per rassicurarti nella notte. Ci apparteniamo come il sangue alla sua ferita.
lunedì 10 agosto 2009
Porfido
Vagai a lungo, senza rendermi quasi conto dei miei passi. Ricordo solo vagamente il rosso intenso dei tappeti condurmi lungo il corridoio dove, dalle pareti, occhieggiavano sinistre figure nelle loro biblioteche, studioli, giardini rinchiusi entro la cornice del quadro.
Credo che a condurmi qui sia stata la curiosità per quel giardino di rose. Sebbene fosse notte, la pallida luce lunare risaltava le macchie cremisi sui cespugli spinosi.
Apparentemente era pefetto, con un roseto ben curato e qualche albero sparso. Vi si accedeva attraverso un'ampia porta finestra che dava su di un soggiorno riparato da pesanti tende color porpora. Immagino d'essere passato proprio da lì.
Il maniero, scoprii in seguito, era disabitato da cinquant'anni.
Dicono che tutto accadde in una notte tranquilla, senza una nuvola in cielo ed una piacevole brezza frizzante nell'aria.
Il marchese del tempo, un uomo conosciuto per i suoi gusti affatto comuni in fatto di donne e per questo mal visto dai suoi concittadini, avrebbe divorato le sue tre mogli, accompagnandole con un bicchiere di vino bianco.
Un ulteriore scandalo per il paese, famoso per il suo vino rosato, che ben si sposava con le carni più tenere.
Ebbene la cena, raccontano, si consumò romanticamente in giardino, su di un letto di petali di rose, alla luce della luna e di una candela.
Stranamente non ricordai nulla, in quel momento, mentre mi aggiravo sul prato all'inglese.
D'un tratto, ecco che dietro un cespuglio, per terra, notai una candela. Quella candela, mi dissi.
Per un istante mi sentii scosso, ma quasi subito fui colpito da un dettaglio. La candela era intera, sembrava nuova, e dello stesso rosso intenso delle rose, come se lo fosse stata essa stessa e fosse da poco caduta dal cespuglio lì accanto.
Mi tornò poi in mente tutta la storia del marchese, del banchetto, e di quel suo particolare lumicino che l'aveva assistito.
Avevo bisogno di qualcosa di dolce, perché d'improvviso percepii un forte sapore salato e ferroso in bocca. Deglutii. La saliva era densa e sentii un conato risalire veloce su per la gola, ma resistetti.
Era troppo buio e mi decisi a cogliere la candela, per portarmi poi alla luce della luna e trovare l'uscita.
Superata un'aiuola raggiunsi un ampio spazio libero, ben illuminato, dove soffiava un vento gentile, come un lembo di seta. Mi sentii toccare.
Mi voltai ed alle mie spalle vidi, disposte a ventaglio, tre donne vestite di bianco, quasi eteree.
La candela, nella mie mani, si era accesa.
Credo che a condurmi qui sia stata la curiosità per quel giardino di rose. Sebbene fosse notte, la pallida luce lunare risaltava le macchie cremisi sui cespugli spinosi.
Apparentemente era pefetto, con un roseto ben curato e qualche albero sparso. Vi si accedeva attraverso un'ampia porta finestra che dava su di un soggiorno riparato da pesanti tende color porpora. Immagino d'essere passato proprio da lì.
Il maniero, scoprii in seguito, era disabitato da cinquant'anni.
Dicono che tutto accadde in una notte tranquilla, senza una nuvola in cielo ed una piacevole brezza frizzante nell'aria.
Il marchese del tempo, un uomo conosciuto per i suoi gusti affatto comuni in fatto di donne e per questo mal visto dai suoi concittadini, avrebbe divorato le sue tre mogli, accompagnandole con un bicchiere di vino bianco.
Un ulteriore scandalo per il paese, famoso per il suo vino rosato, che ben si sposava con le carni più tenere.
Ebbene la cena, raccontano, si consumò romanticamente in giardino, su di un letto di petali di rose, alla luce della luna e di una candela.
Stranamente non ricordai nulla, in quel momento, mentre mi aggiravo sul prato all'inglese.
D'un tratto, ecco che dietro un cespuglio, per terra, notai una candela. Quella candela, mi dissi.
Per un istante mi sentii scosso, ma quasi subito fui colpito da un dettaglio. La candela era intera, sembrava nuova, e dello stesso rosso intenso delle rose, come se lo fosse stata essa stessa e fosse da poco caduta dal cespuglio lì accanto.
Mi tornò poi in mente tutta la storia del marchese, del banchetto, e di quel suo particolare lumicino che l'aveva assistito.
Avevo bisogno di qualcosa di dolce, perché d'improvviso percepii un forte sapore salato e ferroso in bocca. Deglutii. La saliva era densa e sentii un conato risalire veloce su per la gola, ma resistetti.
Era troppo buio e mi decisi a cogliere la candela, per portarmi poi alla luce della luna e trovare l'uscita.
Superata un'aiuola raggiunsi un ampio spazio libero, ben illuminato, dove soffiava un vento gentile, come un lembo di seta. Mi sentii toccare.
Mi voltai ed alle mie spalle vidi, disposte a ventaglio, tre donne vestite di bianco, quasi eteree.
La candela, nella mie mani, si era accesa.
domenica 9 agosto 2009
Dandy?
Rigorosamente cito, non è mio.
"Beardsley vestiva completamente in diverse tonalità di grigio. Il pittore Whistler interamente di bianco e nero, ma con una lieve nota di colore nel fazzoletto da taschino. Anche Baudelaire aveva adottato questo tipo di divisa, tanto da venir chiamato dai critici e dai conoscenti 'monsignor Brummel'; il suo tocco di colore era dato dai guanti: primula, rosa, gialli. E da una sciarpa oltraggiosamente rossa, che metteva solo ai funerali. I suoi papillon erano fatti su misura, seguento un suo preciso disegno, tanto per sbeffeggiare inconsapevolmente, e in anticipo, la manìa dell'abito in serie. Un dandy ottocentesco oggi, vedendo una giacca moderna, oltre a notarne la scandalosa bruttezza, noterebbe migliaia di difetti che oggi non saremmo neanche più capaci di individuare. "
"Beardsley vestiva completamente in diverse tonalità di grigio. Il pittore Whistler interamente di bianco e nero, ma con una lieve nota di colore nel fazzoletto da taschino. Anche Baudelaire aveva adottato questo tipo di divisa, tanto da venir chiamato dai critici e dai conoscenti 'monsignor Brummel'; il suo tocco di colore era dato dai guanti: primula, rosa, gialli. E da una sciarpa oltraggiosamente rossa, che metteva solo ai funerali. I suoi papillon erano fatti su misura, seguento un suo preciso disegno, tanto per sbeffeggiare inconsapevolmente, e in anticipo, la manìa dell'abito in serie. Un dandy ottocentesco oggi, vedendo una giacca moderna, oltre a notarne la scandalosa bruttezza, noterebbe migliaia di difetti che oggi non saremmo neanche più capaci di individuare. "
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