Mi trovo ad odiare il capodanno.
Per chi beve poco, non fuma e non balla le alternative sono poche.
Parenti parenti odiosi parenti.
Salvatemi.
Credo che nel 2005 io abbia avuto più esperienze che in tutta la mia vita... non sarò grato a nessuno, sono felice di ciò che è passato e voglio fare anche di più.
Non sono i buoni propositi per l'anno prossimo.
mi va qualche pazzia, ma non pazzia da ragazzino idiota del 2000, voglio una pazzia da Marco. Esplosiva dentro. Mi puoi aiutare tu che mi sei stata dietro più d'un anno e che sei la mia pazzia quotidiana?
Ci sarà un motivo allora se non mi piace troppo la razionalità?
Pazzo di te.
AHHAHHHHAHAHAHAHHHHHHHAHHAHAHAHA.
ciao presuntuosi, ciao invidiosi, ciao fighi e fashion, ciao fumatori e ubriachi.
La mia testa da sola non funziona e in due ride.
giovedì 29 dicembre 2005
domenica 11 dicembre 2005
Rape me, please, rape me.
Strappami il cuore, dagli fuoco e divoralo
nella primitiva furia orgiasticobarbarica che poco conosco
Mordimi e graffiami.
Bevimi fino all'ultima goccia colma d'oblio.
Battimi come un tamburo e infuria la tempesta di tuoni
per giungere al fulmine e alla prima pioggia ristoratrice
segue l'orgasmica calma
in breve di desiderio ricolmata
di quieta violenza appassionata.
Mostrati come non ti mostri mai, urla schiamazza grida
pesta il sangue.
Svestiti e rimani solo coperta di profumo senza tempo, di aromi erotico-trascendentali,
di sapore vivo di pelle nuda, di caldo umore.
Amore.Mi strappi alla vita e mi porti alla morte.
Conturbante sensazione.
Strappami il cuore, dagli fuoco e divoralo
nella primitiva furia orgiasticobarbarica che poco conosco
Mordimi e graffiami.
Bevimi fino all'ultima goccia colma d'oblio.
Battimi come un tamburo e infuria la tempesta di tuoni
per giungere al fulmine e alla prima pioggia ristoratrice
segue l'orgasmica calma
in breve di desiderio ricolmata
di quieta violenza appassionata.
Mostrati come non ti mostri mai, urla schiamazza grida
pesta il sangue.
Svestiti e rimani solo coperta di profumo senza tempo, di aromi erotico-trascendentali,
di sapore vivo di pelle nuda, di caldo umore.
Amore.Mi strappi alla vita e mi porti alla morte.
Conturbante sensazione.
venerdì 2 dicembre 2005
E ora ricapitoliamo, sono state due settimane di merda tra compiti e impegni. Sono due settimane che non vado a scherma e credo che riceverò una sciabolata su per il culo quando mi ripresenterò in pedana... mhm ... poichè salterò anche la prossima settimana visto che domattina alle 7 partirò per Roma... SEI FOTTUTISSIME ORE in macchina... caldo, musica di merda di mio padre, lettore mp3 sparato nelle orecchie 5 ore su 6, mia nonna dietro(vorrei che fosse morta a pezzi nel bagagliaio ma purtroppo sto parlando del sedile posteriore).
Di peggio? Lei mancò tutta la settimana, meno male che si sta divertendo... quando torna? DOMANI, caro mio, torna domani. Mentre tu parti, vecchio, lei arriva! capace che la incontri... non ci sperare.
Forse non vorrei... perchè non so, se la vedessi, se avrei la forza di seguire i miei 7 maledetti giorni a Roma...
odio lasciare tutto, anche se salto una settimana di scuola........ non neghiamo. però... ti amo.
Capelli di viola,
labbra di rosa,
vento che soffia la margherita tra le tue mani,
e le tue spalle dietro nude
ispirano la vita.
Ci vediamo il 10 dicembre...
Di peggio? Lei mancò tutta la settimana, meno male che si sta divertendo... quando torna? DOMANI, caro mio, torna domani. Mentre tu parti, vecchio, lei arriva! capace che la incontri... non ci sperare.
Forse non vorrei... perchè non so, se la vedessi, se avrei la forza di seguire i miei 7 maledetti giorni a Roma...
odio lasciare tutto, anche se salto una settimana di scuola........ non neghiamo. però... ti amo.
Capelli di viola,
labbra di rosa,
vento che soffia la margherita tra le tue mani,
e le tue spalle dietro nude
ispirano la vita.
Ci vediamo il 10 dicembre...
Che quella maledetta palla gialla rotoli via e che se la porti la notte, dilaniata dalle ombre della mia rabbia e scarnificata da ustioni repellenti grondanti lerci brandelli d'epidermide putrefatta e ossa schiantate da invisibili zanne d'inverno, spaccate e frantumate dentro un sacco d'ammasso di carne che vagamente ricorda un corpo umano...
Un gatto nero zompettava fuori dalla grande sala rossa, la Sala della Benedizione Rossa, ignaro del sangue che lentamente si versava oltre i pannelli di spesso acciaio che costituivano la porta di fronte alla quale il felino si sollazzava.
Sergej Ratysh fece un passo avanti, inginocchiandosi sul tappeto rosso di fronte al troneggiante sedile che lo attendeva. Alla sua destra il maestro cerimoniere mormorò la parola prestabilita e Sergej chinò il capo fino a toccare terra.
Dalla sua posizione riusciva a scorgere un paggetto tutto inghirlandato ai piedi del maestro. Pochi anni, nove forse dieci, seguiva il maestro e gli porse una boccetta.
D'un tratto l'uomo inginocchiato sentì la nuca bagnarsi, una goccia di liquido denso scivolare entro il suo ampio colletto a provocargli un leggero brivido.
"Alzati ora" disse il maestro cerimoniere come spezzando un incantesimo.
Sergej si mise ritto in piedi e si voltò. Un rivolo del liquido che gli era stato versato sulla testa scese lungo la fronte, andando a rigare le sua guancie e posandosi sulle labbra strette. Assaggiò. Sangue.
Un 'altra goccia, dopo aver seguito il flusso dei capelli color sabbia, finì col macchiare il gilè blue di raso che portava sotto ad un mezzo mantello bianco, fermato sul petto da una spilla d'oro raffigurante un drago stilizzato.
"Sergej Ratysh, terzo del tuo nome, figlio di Sergej e Ramunda, io, maestro cerimoniere degli Dei passati e futuri ti proclamo Reggente. Affacciati al balcone, mostra il volto agli Dei e al popolo tuo servitore e mira i tuoi domini.
L'uomo fece come gli era stato ordinato. Superò il trono ed uscì nell'ampio balcone dal quale si dominava tutta la città.
"Ora sei Re" continuò il maestro "sotto la testimonianza degli Dei."
Sergej guardò dritto di fronte a se tutto il tempo necessario utilizzando un occhio solo. In realtà soffriva di vertigini e già il sangue sulla testa cominciava a mescersi con il sudore della fronte. Poi si voltò.
"Come è andata?" chiese.
"Aprite anche l'altro occhio, il giorno dell'incoronazione."
Prova terminata.
Sergej, tornato finalmente ragazzo, buttò fuori tutta l'aria che aveva nei polmoni per allentare la tensione. Il maestro cerimoniere Al Gada si stava allontanando, facendo danzare dietro di se la lunga tonaca per le cerimonie solenni, e, dietro di lui, lo seguivano il paggio suo aiutante e altri confratelli minori venuti a fare la parte dei nobili e senatori che, nel giorno più importante dell'anno, quando la corona sarebbe stata posta sul capo di Sergej, sarebbero stati là ad onorare il nuovo sovrano.
Sergej sarebbe stato incoronato il giorno del suo compleanno, quando sarebbe diventato un uomo.
Ricordatosi che era ancora all'estremo del balcone, il ragazzo balzò istintivamente verso l'interno e corse a sdraiarsi sulla panca accostata al muro.
Chiuse gli occhi, li riaprì per capire dove diavolo si trovava.
Un gatto nero zompettava fuori dalla grande sala rossa, la Sala della Benedizione Rossa, ignaro del sangue che lentamente si versava oltre i pannelli di spesso acciaio che costituivano la porta di fronte alla quale il felino si sollazzava.
Sergej Ratysh fece un passo avanti, inginocchiandosi sul tappeto rosso di fronte al troneggiante sedile che lo attendeva. Alla sua destra il maestro cerimoniere mormorò la parola prestabilita e Sergej chinò il capo fino a toccare terra.
Dalla sua posizione riusciva a scorgere un paggetto tutto inghirlandato ai piedi del maestro. Pochi anni, nove forse dieci, seguiva il maestro e gli porse una boccetta.
D'un tratto l'uomo inginocchiato sentì la nuca bagnarsi, una goccia di liquido denso scivolare entro il suo ampio colletto a provocargli un leggero brivido.
"Alzati ora" disse il maestro cerimoniere come spezzando un incantesimo.
Sergej si mise ritto in piedi e si voltò. Un rivolo del liquido che gli era stato versato sulla testa scese lungo la fronte, andando a rigare le sua guancie e posandosi sulle labbra strette. Assaggiò. Sangue.
Un 'altra goccia, dopo aver seguito il flusso dei capelli color sabbia, finì col macchiare il gilè blue di raso che portava sotto ad un mezzo mantello bianco, fermato sul petto da una spilla d'oro raffigurante un drago stilizzato.
"Sergej Ratysh, terzo del tuo nome, figlio di Sergej e Ramunda, io, maestro cerimoniere degli Dei passati e futuri ti proclamo Reggente. Affacciati al balcone, mostra il volto agli Dei e al popolo tuo servitore e mira i tuoi domini.
L'uomo fece come gli era stato ordinato. Superò il trono ed uscì nell'ampio balcone dal quale si dominava tutta la città.
"Ora sei Re" continuò il maestro "sotto la testimonianza degli Dei."
Sergej guardò dritto di fronte a se tutto il tempo necessario utilizzando un occhio solo. In realtà soffriva di vertigini e già il sangue sulla testa cominciava a mescersi con il sudore della fronte. Poi si voltò.
"Come è andata?" chiese.
"Aprite anche l'altro occhio, il giorno dell'incoronazione."
Prova terminata.
Sergej, tornato finalmente ragazzo, buttò fuori tutta l'aria che aveva nei polmoni per allentare la tensione. Il maestro cerimoniere Al Gada si stava allontanando, facendo danzare dietro di se la lunga tonaca per le cerimonie solenni, e, dietro di lui, lo seguivano il paggio suo aiutante e altri confratelli minori venuti a fare la parte dei nobili e senatori che, nel giorno più importante dell'anno, quando la corona sarebbe stata posta sul capo di Sergej, sarebbero stati là ad onorare il nuovo sovrano.
Sergej sarebbe stato incoronato il giorno del suo compleanno, quando sarebbe diventato un uomo.
Ricordatosi che era ancora all'estremo del balcone, il ragazzo balzò istintivamente verso l'interno e corse a sdraiarsi sulla panca accostata al muro.
Chiuse gli occhi, li riaprì per capire dove diavolo si trovava.
giovedì 1 dicembre 2005
Aggiornai gli spazietti nel temply che non funziona più bene (era un piccolo inciso), ma mi chiedo perchè scrivere le cagate sotto se pare nessuno gli dia sguardI? uhm uhm uhm domanda interessante Watson ma... chi se ne frega.
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