Frecce sibilavano sul suo corpo stremato, si conficcavano nella carne ormai debole, si infiltravano tra i legacci bagnandò ancor di più quella pelle ormai cadaverica.
Solo neve e ghiaccio intrisi di sangue si mostravano intorno a lui. Dèi lanciavano dardi insanguinati in segno di discordia a quegli uomini cui rimane solo il disonore.
Dall'immobilità della morte uno sbuffo, il sussulto di un cadavere.Una mano, anzi, fredde ossa si allungarono sull'impugnatura della spada, conficcata nella neve accanto a lui... quella spada macchiata di sangue, trono di mille demoni e diavoli, mietitrice cieca d'anime.
Il pugno si richiuse saldamente attorno ad essa e, come un vecchio stanco già morto, gravato del suo stesso peso, si tirò su lentamente.
La testa china verso il suolo, la vista annebbiata di rosso. Rosso sangue, furia che fino a poche ore prima conduceva i suoi assalti per la gloria del feudo e l'onore del suo signore... ora, solo una lente che mostrava la verità sul suo operato e di tanti come lui.Come lui.Non era il solo... no.Si sentiva speciale quando indossava quella armatura.Metteva su il casco finemente scolpito sulla sua testa, adorno due mezzelune incrociate sulla sua fronte di metallo fresco, implacabile, come uno specchio su cui si era impressa l'ultima emozione della gente a cui aveva tolto il mondo.
Ora tutte quelle anime avevano avuto la loro vendetta. L'elmo spaccato proprio al centro non aveva ucciso il suo portatore ma aveva liberato quegli spiriti imprigionati e fatti tornare nel mondo dei vivi come fantasmi ed ombre.Esse ora urlavano, si disperavano, piangevano, imprecavano, chiedevano vendetta, bramavano la testa del loro boia, versavano lacrime sul corpo mortale su cui erano state impresse tutte le sensazioni che avevano provato abbracciando i loro cari per l'ultima volta.
Ora l'uomo si erse in piede, traballante su quei sandali tra la neve sparsa... intorno a lui solo cadaveri, compagni d'arme, vecchi amici... e con loro speranze di gloria, ambizioni e una vita onorevole.
Ronin senza legge, senza signore, disonorato...
Ritrovare almeno quello, l'onore, la dignità dell'uomo in quel gesto che lo avrebbe riportato con le anime che aveva lasciato e pagare il prezzo di ciò che fino ad allora aveva compiuto.
Volse lo sguardo alla sua lama, ora fungeva da appoggio, anche ora lo stava aiutando a rimanere vivo, in piedi, in vita.
Ma gli Dèi non sono clementi con chi fallisce e la loro voce venne ululata forte dal vento spirante in una spietata raffica...
La spada, quella lama, unica, crudele, amica, andò in frantumi e con lei cadde anche l'uomo, ancora vivo.
La testa nella neve... lentamente alzò gli occhi pesanti che incorciarono un frammento di lama e vide il suo sguardo.Morto.
Ma ancora vivo.
Ohoh o.O
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