S'era fatta ormai sera e un vento gelido sferzava tra le vie. La luna diventava più chiara di minuto in minuto.
Al centro della città, in posizione dominante, stava la rocca del re. Come una lama, da quest'ultimo, svettava l'altissima torre della Stella, sulla cui sommità era posta un'enorme torcia, che quando veniva accesa era visibile a miglia e miglia di distanza, segno che la città era in pericolo.
Al di sotto della rocca l'abitato si sviluppava su tre livelli concentrici, collegati a spirale da una strada principale e da una serie di viuzze minori che sfidavano i pendii con rampe di scale e ripidi vicoletti.
Su una di queste strade avanzava Grey Lockhart, cupo sotto il mantello.
Ripensava all'assurda predizione di quel vecchio cartomante. Aveva vagato in lungo e in largo per la città alla ricerca di un lavoro, un incarico, di qualunque natura fosse, ma sembrava che nessuno avesse bisogno di una spada in più.
Aveva incontrato anche Kassìm, un vecchio mercante dell'oriente conosciuto tempo addietro, che invece di partire e assoldarlo come scorta ora aveva intenzione di fermarsi per qualche tempo prima di rimettersi in viaggio.
Doveva dunque accettare il vero significato delle parole di quel vecchio: vuote idiozie pronunciate per farsi beffa di lui.
E mentre pensava queste cose il tempo rapidamente era mutato. Un tuono seguì il lampo, e lentamente cominciarono a sentirsi le prime goccie di pioggia ticchettare contro il pavimento lastricato.
Una figurina ammantata di bianco si aggirava furtiva tra i vicoli più bui. Si muoveva a scatti, passando da un'ombra all'altra più in fretta che le esili gambe potevano. Una corsa, poi un'altra e ancora una.
La figura, completamente avvolta nel mantello, dovette fermarsi per riprendere fiato. Faceva freddo, e appena cominciò a piovere si ritrovò in breve completamente zuppa.
C'era, a una certa distanza, un'altra figura, più alta e slanciata, che da lontano la seguiva. L'individuo non si muoveva per le strade, ma sfruttava i tetti, balconi, camminamenti. Come un rapace osservava dall'alto le mosse della stanca figurina che ormai arrancava tra un viottolo e l'altro, visibilmente spaesata.
L'altro, reggendosi ad un balcone, incombeva ormai sopra di lei con spostamenti troppo rapidi perché potesse essere seminato. L'avrebbe facilmente preceduta, se così avesse voluto.
Si teneva però ad una distanza costante che gli permetteva di controllare tutte le strade circostanti.
A poco a poco, si rese conto l'individuo sui tetti, si stavano allontanando dalla zona centrale della città, verso i livelli più bassi, sempre più lontano dalla rocca.
Questi si bloccò, voltandosi indietro come a valutare la distanza, e quando fu soddisfatto riprese l'inseguimento.
Ora l'altra figura stava imboccando un lungo vicolo. L'individuo rapidamente l'avrebbe raggiunta e superata per poi agguantarla proprio all'uscita.
Non gli ci volle molto. In pochi balzi era già a tre quarti della lunghezza del vicoletto mentre l'altra si sarebbe trovata in posizione di lì a pochi attimi.
Si calò quindi sulla strada, proprio alle spalle della figura che ora correva verso l'uscita. Questa riuscì di scatto ad uscire dal vicolo proprio mentre l'inseguitore si slanciava dietro di lei, uscendo alla luce della luna. Ma un attimo prima che questi potesse ghermirla si ritrovò inchiodato contro un muro, trafitto da una spada sopraggiunta all'improvviso.
L'oscura creatura si agitò per qualche istante, protendendo le braccia contro il suo assalitore, soffiando dalla bocca come una belva infuriata. Un altro sussulto e si mutò nebbia, svanendo trasportato dal vento.
Sulla lama non c'era la minima traccia di sangue, ma una macchia scura era invece rimasta sul muro.
Grey Lockhart impallidì per un momento, ripensando a tutto ciò che era avvenuto in pochi attimi.
Riacquistata la lucidità si volse verso la strada, dove trovò l'altro individuo avvolto nel mantello candido e bagnato svenuta in terra.
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