Vagai a lungo, senza rendermi quasi conto dei miei passi. Ricordo solo vagamente il rosso intenso dei tappeti condurmi lungo il corridoio dove, dalle pareti, occhieggiavano sinistre figure nelle loro biblioteche, studioli, giardini rinchiusi entro la cornice del quadro.
Credo che a condurmi qui sia stata la curiosità per quel giardino di rose. Sebbene fosse notte, la pallida luce lunare risaltava le macchie cremisi sui cespugli spinosi.
Apparentemente era pefetto, con un roseto ben curato e qualche albero sparso. Vi si accedeva attraverso un'ampia porta finestra che dava su di un soggiorno riparato da pesanti tende color porpora. Immagino d'essere passato proprio da lì.
Il maniero, scoprii in seguito, era disabitato da cinquant'anni.
Dicono che tutto accadde in una notte tranquilla, senza una nuvola in cielo ed una piacevole brezza frizzante nell'aria.
Il marchese del tempo, un uomo conosciuto per i suoi gusti affatto comuni in fatto di donne e per questo mal visto dai suoi concittadini, avrebbe divorato le sue tre mogli, accompagnandole con un bicchiere di vino bianco.
Un ulteriore scandalo per il paese, famoso per il suo vino rosato, che ben si sposava con le carni più tenere.
Ebbene la cena, raccontano, si consumò romanticamente in giardino, su di un letto di petali di rose, alla luce della luna e di una candela.
Stranamente non ricordai nulla, in quel momento, mentre mi aggiravo sul prato all'inglese.
D'un tratto, ecco che dietro un cespuglio, per terra, notai una candela. Quella candela, mi dissi.
Per un istante mi sentii scosso, ma quasi subito fui colpito da un dettaglio. La candela era intera, sembrava nuova, e dello stesso rosso intenso delle rose, come se lo fosse stata essa stessa e fosse da poco caduta dal cespuglio lì accanto.
Mi tornò poi in mente tutta la storia del marchese, del banchetto, e di quel suo particolare lumicino che l'aveva assistito.
Avevo bisogno di qualcosa di dolce, perché d'improvviso percepii un forte sapore salato e ferroso in bocca. Deglutii. La saliva era densa e sentii un conato risalire veloce su per la gola, ma resistetti.
Era troppo buio e mi decisi a cogliere la candela, per portarmi poi alla luce della luna e trovare l'uscita.
Superata un'aiuola raggiunsi un ampio spazio libero, ben illuminato, dove soffiava un vento gentile, come un lembo di seta. Mi sentii toccare.
Mi voltai ed alle mie spalle vidi, disposte a ventaglio, tre donne vestite di bianco, quasi eteree.
La candela, nella mie mani, si era accesa.
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