venerdì 2 dicembre 2005

Che quella maledetta palla gialla rotoli via e che se la porti la notte, dilaniata dalle ombre della mia rabbia e scarnificata da ustioni repellenti grondanti lerci brandelli d'epidermide putrefatta e ossa schiantate da invisibili zanne d'inverno, spaccate e frantumate dentro un sacco d'ammasso di carne che vagamente ricorda un corpo umano...




Un gatto nero zompettava fuori dalla grande sala rossa, la Sala della Benedizione Rossa, ignaro del sangue che lentamente si versava oltre i pannelli di spesso acciaio che costituivano la porta di fronte alla quale il felino si sollazzava.


Sergej Ratysh fece un passo avanti, inginocchiandosi sul tappeto rosso di fronte al troneggiante sedile che lo attendeva. Alla sua destra il maestro cerimoniere mormorò la parola prestabilita e Sergej chinò il capo fino a toccare terra.


Dalla sua posizione riusciva a scorgere un paggetto tutto inghirlandato ai piedi del maestro. Pochi anni, nove forse dieci, seguiva il maestro e gli porse una boccetta.


D'un tratto l'uomo inginocchiato sentì la nuca bagnarsi, una goccia di liquido denso scivolare entro il suo ampio colletto a provocargli un leggero brivido.


"Alzati ora" disse il maestro cerimoniere come spezzando un incantesimo.


Sergej si mise ritto in piedi e si voltò. Un rivolo del liquido che gli era stato versato sulla testa scese lungo la fronte, andando a rigare le sua guancie e posandosi sulle labbra strette. Assaggiò. Sangue.


Un 'altra goccia, dopo aver seguito il flusso dei capelli color sabbia, finì col macchiare il gilè blue di raso che portava sotto ad un mezzo mantello bianco, fermato sul petto da una spilla d'oro raffigurante un drago stilizzato.


"Sergej Ratysh, terzo del tuo nome, figlio di Sergej e Ramunda, io, maestro cerimoniere degli Dei passati e futuri ti proclamo Reggente. Affacciati al balcone, mostra il volto agli Dei e al popolo tuo servitore e mira i tuoi domini.


L'uomo fece come gli era stato ordinato. Superò il trono ed uscì nell'ampio balcone dal quale si dominava tutta la città.


"Ora sei Re" continuò il maestro "sotto la testimonianza degli Dei."


Sergej guardò dritto di fronte a se tutto il tempo necessario utilizzando un occhio solo. In realtà soffriva di vertigini e già il sangue sulla testa cominciava a mescersi con il sudore della fronte. Poi si voltò.


"Come è andata?" chiese.


"Aprite anche l'altro occhio, il giorno dell'incoronazione."


Prova terminata.


Sergej, tornato finalmente ragazzo, buttò fuori tutta l'aria che aveva nei polmoni per allentare la tensione. Il maestro cerimoniere Al Gada si stava allontanando, facendo danzare dietro di se la lunga tonaca per le cerimonie solenni, e, dietro di lui, lo seguivano il paggio suo aiutante e altri confratelli minori venuti a fare la parte dei nobili e senatori che, nel giorno più importante dell'anno, quando la corona sarebbe stata posta sul capo di Sergej, sarebbero stati là ad onorare il nuovo sovrano.


Sergej sarebbe stato incoronato il giorno del suo compleanno, quando sarebbe diventato un uomo.


Ricordatosi che era ancora all'estremo del balcone, il ragazzo balzò istintivamente verso l'interno e corse a sdraiarsi sulla panca accostata al muro.


Chiuse gli occhi, li riaprì per capire dove diavolo si trovava.

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